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Roger Nordmann

Conseiller national, Président du Groupe socialiste du Parlement

Parti socialiste vaudois / lausannois

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Intervista www.confronti.info (PS Ticinese) 14.9.2015

Per un futuro rinovabili

(intervista Franco Montale)

Signor Nordmann, uno dei punti della campagna 2015 del PS è l'uscita rapida dal nucleare per un futuro energetico di successo e rinnovabile. A che punto siamo ? Nessuna data indica la chiusura delle centrali nucleari ..

“Il cammino percorso è immenso. Basti ricordare che, ancora nel 2010, BKW, Alpiq e Axpo facevano la gara a chi costruirà per primo una nuova centrale nucleare. E questo con l'appoggio delle autorità federali. Oggi, invece, abbiamo approvato in Consiglio nazionale una legge che vieta la costruzione di nuove centrali nucleari. Tale legge prevede un approvvigionamento energetico globale, non soltanto elettrico, e che sia basato su una parte crescente di energie rinnovabili. La legge prevede inoltre dei miglioramenti massicci per quanto concerne l'efficienza dell'uso residuale delle energie fossili e delle musure per fare mettere in pratica concretamente questo cambiamento. Ora, tutto ciò dipende da quanto deciderà il Cosniglio degli Stati. E quindi, dalle elezioni: il voto finale avrà luogo a dicembre o a marzo. Nel caso in cui il PLR e l'UDC riuscissero a conquistare una maggioranza in uno dei rami del Parlamento, il disegno di legge sarà respinto nel voto finale, impedendo anche al popolo di esprimersi tramite un (probabile) referendum”.

Le centrali esistenti restano però in funzione ..

 “Non siamo riusciti ad ottenere una data di chiusura per gli impianti nucleari esistenti, che sono in media i più vecchi del mondo. Abbiamo soltanto potuto imporre un concetto rafforzato per la sicurezza delle centrali “senior”, cioè quelle funzionanti da più di 40 anni. Così facendo, aumenteranno i costi e dunque anche le possibilità di chiusura”.

Concretamente, cosa occorre quindi fare per raggiungere gli obiettivi previsti nel campo energetico?

“La cosa più semplice sarebbe rafforzare la presenza della sinistra in Parlamento e introdurre nel disegno di legge un limite di 50 anni per le centrali nucleari. Anche le FFS ritirano dal traffico ferroviario le locomotive di questa età, nonostante siano meno pericolose delle centrali nucleari. Bisogna inoltre lavorare sul piano economico: tramite una nostra mozione siamo riusciti ad agevolare economicamente la decisione di chiusura di Mühleberg. La situazione economica ci dà argomenti per fare valere le nostre tesi. Mi chiedo come i Cantoni e le città azioniste di Alpiq e Axpo accettino di perdere soldi per ogni Kwh prodotto”.

In che senso? “Mi spiego: Beznau produce per 7 centesimi al Kwh, mentre il prezzo di mercato è a 4 centesimi. In questo caso, la perdita di 3 centesimi viene subita da Axpo”.

La riforma energetica è stata uno dei momenti fondamentali di questa legislatura. Il cambiamento proposto dal Consiglio federale implica la messa in discussione degli interessi (energetici) dominanti. Come è stata la battaglia in Parlamento ?  

"Contro quali interessi ci si è dovuto battere ? “Dobbiamo essere onesti; non è stato soltanto il nostro talento a permettere la svolta. L'evoluzione tecnologica nel fotovoltaico, nell'elettronica e nel risanamento delle case è talmente evidente che anche chi politicamente è schierato al centro ha riconsiderato la propria opinione. Inoltre il nucleare è sempre più problematico: la crescita dei costi, i ritardi a ripetizione dei cantieri in Francia e in Finlandia, il problema irrisolto delle scorie per milioni di anni e, infine, il disastro in Giappone. Poi, la lobby elettrica, che una volta era comparabile all'URSS, si è spaccata. Diverse imprese di distribuzione hanno capito che la svolta era una chance. L'altra lobby, quella del petrolio ha un problema di credibilità: non può essere nell'interesse del paese quello di mantenere le importazioni di petrolio ad un tale livello. Infine ci sono diverse ditte che vedono della svolta una nuova opportunità di business”.

I grandi produttori (pubblici) di elettricità svizzeri non hanno visto arrivare le esigenze dello sviluppo sostenibile e la sfida climatica. Accecati dal successo finanziario del loro modello – crescita dell consumazione, centralizzazione della produzione, importazione a basso costo dell'energia di punta – hanno dimenticato le energie alternative e investito molto nelle centrali  a  energia fossile all'estero. Oggigiorno queste scelte sono sanzionate anche dai mercati). Secondo lei, i grandi produttori nazionali sono pronti a cambiare il loro modello d'affari in vista della transizione energetica ?

Non hanno altra scelta che riorientarsi. Due di loro lo hanno già deciso di farlo. BKW è stata la prima ad avere il coraggio di decidere la chiusura per il 2019. Alpiq sostiene la svolta, nonostante sia in una situazione economica catastrofica. Ma non si può ritornare ad un passato che non ci sarà più. Il modello per il futuro sarà la produzione rinnovabile e l'efficienza energetica, anche da parte dei consumatori. Ricordo con piacere quando, nel dicembre 2014, la CEO di Alpiq, Jasmine Staiblin, è venuta in Parlamento nella Sala dei passi perduti per sostenere presso i colleghi borghesi il prelievo di 2,3 centesimi per l'elettricità rinnovabile. Per alcuni parlamentari è stato uno choc: erano nel loro universo mentale degli anni '60, della Moto Columbus e del signor Kohn. Sono invece molto preoccupato per Axpo, che non ha ancora capito cosa succede e sta per fare perdere un sacco di soldi ai suoi azionisti, ossia tutti i Cantoni della Svizzera orientale”.

Tradizionalmente, i produttori di energia idroelettrica combinavano questa energia con l'energia di banda di origine nucleare. È possibile immaginare una complementarietà con le energie rinnovabili? “Sì, ed è pure meglio! I nostri laghi ad accumulazione sono predestinati per compensare le variazioni del vento e del sole. La svolta energetica è l'unica chance di rivalorizzare il nostro patrimonio idroelettrico. Esso soffre attualmente dei prezzi molto bassi dovuti alla sovrapproduzione consecutiva e alla non-chiusura del nucleare e del carbone in Germania. Quando ci sarà molto vento o sole, si acquisterà il suplus di corrente a costi bassi per pompare l'acqua in alto. Poi, quest'acqua verrà turbinata nei momenti di punta, quando la corrente è più costosa. Da questo punto di vista Axpo è schizofrenica: ha investito due miliardi nell'impianto di Linth-Limmern per il pompaggio, però frena la svolta che l'aiuterebbe ha fare rendere questo impianto faraonico.

Secondo lei, è possibile nel settore energetico combinare la protezione dell'ambiente con il successo economico ?  “In primo luogo, è assolutamente impossibile conciliare il sistema energetico attuale (70% petrolio e 10 nucleare) con l'ambiente. Il riscaldamento climatico diventa drammatico e i rischi di radioattività restano. Poi, i costi della non-svolta saranno tremendi poiché la prosperità non può durare se viene basata sulla distruzione dei suoi elementi fisici. È chiaro che la svolta energetica è uno dei progetti fondamentali per la sopravvivenza del genere umano. Poi, il processo di cambiamento necessita la modernizzazione di molte infrastrutture e l'aumento dell'efficienza. E questo crea nuove opportunità di business e di lavoro”.

Lei è presidente di Swissolar : come valuta la situazione a riguardo dell'energia solare e quali sono i margini di miglioramento?

“Per la produzione di elettricità solare (fotovoltaico), i costi si sono abbassati di molto. Sono attorno ai 15-20 centesimi al Kwh; in Ticino di meno poiché vi è più sole. Non sono più a 90 centesimi come 8 anni fa. Adesso sono paragonabili a quegli di un nuovo impianto idroelettrico efficiente. Ma come per la costruzione di nuovo impianti idroelettrici, c'è sempre bisogno di un sostegno pubblico, visto la concorrenza con i vecchi impianti ammortizzati e quella sleale del carbone che non paga i costi climatici. O quella meno sleale del nucleare, la cui assicurazione viene pagata dallo Stato, come probabilmente i costi delle scorie radioattive. La produzione di acqua calda e del riscaldamento solare funziona anche bene am soffre attualmente del ribasso dei prezzi del petrolio. In questo caso non basta un sostegno pubblico. Swissolar ha lanciato un masterplan per abbassare i costi, perché è una condizione per il progresso i questa tecnologia molto utile.

Per liberare la Svizzera dalle energie fossili e nucleari bisognerebbe puntare sui trasporti pubblici e aumentare la parte della rotaia nel trasporto merci. Come siamo messi da questo punto di vista ?

“Bah, dciaimo che siamo in un “working process”. A febbraio 2014, il popolo svizezro ha sostenuto il progetto FAIF di sviluppo dei trasporti pubblici. Con l'apertura di Alptransit (Gottardo e poi Ceneri) la performance economica del trasporto emrci su rotaia migliorerà molto. Il più grande rischio è di svalorizzare questi sforzi con unraddoppio del tunnel stradale del Gottardo. Già soltanto per questo è quini necessario votare NO. È evidente che, una volta costruito il nuovo tubbo, si utilizzeranno le 4 corsie, nonostante la Costituzione. Il Ticino sarebbe sommerso di traffico, da Airolo a Chiasso. Ma uso il condizionale perché il popolo rifiuterà questa assurdità. A Zugo, lo Stadtunnel” è appena stato seppellito con il 62% dei voti”.

 

 

 

 

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23.3.2017